Perù e Machu Picchu Perù e Machu Picchu Perù e Machu Picchu Perù e Machu Picchu Perù e Machu Picchu

Perù e Machu Picchu

Viaggio

Machu Picchu, inserito nella lista delle 7 Meraviglie moderne nel 2007, è stato scoperto casualmente nel 1911 da un esploratore americano chiamato Hiram Bingham, partito alla ricerca di un’altra città Inca, Vilcabamba, distrutta dai conquistadores nel 1572.

Arrivati a Cuzco, esistono due diversi modi di approcciare la visita a Machu Picchu: quello più comodo prevede il viaggio in treno fino ad Agua Calientes più un pullman fino alle rovine mentre l’altro più selvaggio consiste nello scegliere l’Inca trail (da prenotare con almeno un anno di anticipo), un trekking che può durare dai due ai sette giorni e che vi permetterà di raggiungere il sito a piedi. Noi, nel 2010, abbiamo scelto la prima soluzione.

Il viaggio in Perù rappresenta un percorso alla scoperta di una civiltà, quella degli Inca, tanto affascinante quanto misteriosa. Di questo popolo non è rimasto molto data l’opera accurata di cancellazione delle loro tracce da parte dei conquistadores spagnoli, però Cuzco e Machu Picchu hanno ancora qualcosa da raccontarci.

Cuzco “La Muy Noble y Gran Ciudad” (così definita da Francisco Pizarro), situata a 3.399 mt, fu la capitale e sede governativa dell’impero degli Inca. Da questa città iniziò l’espansione che arrivò fino a Quito (Ecuador), nella parte settentrionale, e a Santiago del Cile, nella parte meridionale. Nel 1983 l’UNESCO ha dichiarato la città Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

A Cuzco l’altezza si fa sentire, quindi al fine di evitare il tanto temuto “soroche”, il mal d’altura, vi consiglio di non muovervi troppo rapidamente e di bere il più possibile; rimedi locali sono il mate de coca da bere o le foglie di coca da masticare. Io ho assaggiato il primo, non so dirvi se funziona o meno contro l’altitudine però posso dirvi che mi è sembrato di bere un infuso di cicoria! Se avete tempo a disposizione, magari sarebbe preferibile studiare piuttosto un itinerario che vi avvicini più gradualmente all’alta quota.

La mitologia attribuisce la fondazione della città al primo Inca (imperatore) Manco Capac, incaricato dal dio Sole di individuare “l’ombelico del mondo”. Il periodo di maggiore splendore per Cuzco – fino ad allora centro di mediocre importanza – giunse nel XV secolo, dopo la vittoria sui Chanca, un popolo confinante. La ricostruzione della città avvenne sotto la direzione di due grandi Inca: Pachacutec (1438 – 71 al quale viene attribuita anche la costruzione di Machu Picchu) e Tupac Yupanqui (1471 – 93). Durò 20 anni ed impiegò circa 50.000 uomini.

Pachacutec desiderava creare una città ideale in grado di rappresentare le molteplici funzioni di una capitale. Vennero costruiti gli argini ai due fiumi principali, Saphi e Tullumayo, per scongiurare la minaccia ulteriori (e devastanti) inondazioni periodiche; vennero gettate le fondamenta di una organizzazione estremamente gerarchica nella quale il centro della città univa le funzioni amministrative e religiose, mentre le aree circostanti e le città satellite situate nelle zone coltivate erano elementi di produzione agricola, artigianale e industriale.

La struttura della città venne rispettata persino dai conquistadores che si “limitarono” a distruggere gli edifici principali carichi di significati politici e religiosi, per sostituirli con nuovi monumenti di matrice cattolica e spagnola. Il palazzo di Viracocha, ad esempio, fu demolito per costruire il convento di Santa Catalina e il Coricaucha, fu parzialmente distrutto per fare spazio al convento di Santo Domingo de Guzman.



Cuzco, oggi rappresenta un incredibile amalgama della capitale Inca e della città coloniale. Della prima, conserva le grandi vestigia, specialmente nella sua struttura: muri di granito o andesite dal taglio meticoloso, strade dai lunghi rettilinei che corrono all’interno delle mura, rovine del tempio del Sole (una volta ricoperto di metalli preziosi saccheggiati selvaggiamente dai soldati spagnoli per arricchire i forzieri di Carlo V). Della città coloniale, ci sono i resti delle case basse imbiancate, i palazzi e le magnificenti chiese barocche che rappresentano l’impossibile fusione dello stile Plateresco, Mudejar o Churrigueresco con quello della tradizione Inca.

Il centro della città è rappresentato da Plaza de Las Armas dove si trova la gran parte dei ristoranti e dei locali dove passare una seconda serata a Cuzco. Si tratta di attrazioni in gran parte per turisti e quindi con un costo più alto della media (ma non pensate al costo dei ristoranti italiani!). Se avrete il coraggio di avventurarvi nei dintorni della piazza troverete invece ottimi venditori di street food (buono il formaggio alla piastra) e ristoranti tipici peruviani dai prezzi irrisori, ma in cui sarete gli unici ad avere dei tratti europei!

Per avere ulteriori informazioni sulla cultura Inca da Cuzco è possibile prenotare l’escursione della Valle Sacra, all’interno della quale verranno visitate le rovine di Pisac e Ollantaytambo. Alle sette del mattino del terzo giorno a bordo del treno della Perurail siamo partiti alla volta di Agua Calientes.

La Perurail offre 3 diverse tipologie di treno per il viaggio a seconda del comfort richiesto: i prezzi partono da circa €50 per arrivare fino a circa €250. Noi, ovviamente, abbiamo scelta la prima!

Le quattro ore sono passate tra chiacchiere, partite a carte (per me fondamentali compagne di viaggio) e proposte di shopping della compagnia ferroviaria: ad un certo punto del viaggio gli addetti del treno si sono trasformati addirittura in modelli e modelle per vendere dei capi abbigliamento!

Quando, passando vicino ad un fiume, abbiamo visto l’inizio dell’Inca trail ci siamo chiesti: “Ma forse avremmo dovuto osare una via più avventurosa?”, però ormai la scelta era stata fatta e abbiamo continuato il nostro viaggio in treno.

Verso mezzogiorno siamo arrivati ad Agua Calientes. Una città anonima, piena di ristoranti ed alberghetti con un prezzo triplo rispetto al resto del Perù e che deve tutta la sua fortuna alla vicinanza con Machu Picchu. In mezz’ora, abbiamo visto tutto quello che c’era da vedere quindi non vi pianificate soste ulteriori!

L’interrogativo della serata è stato: “A che ora mettiamo la sveglia questa notte per andare a prendere l’autobus?”. La prima partenza era prevista alle 5.30 e l’orario convenuto, a fine consultazioni, è stato (sic!) ore 4. Peccato che, al nostro arrivo, questa sia stata la scena che ci si è presentata alla fermata del pullman: armati di pazienza, ci siamo messi in fila, attendendo la partenza. Il numero di persone in coda (con ben due ore di anticipo) ci ha confermato la grande curiosità attorno al sito di Machu Picchu e anche noi abbiamo iniziato a trepidare per giungere finalmente a destinazione! Siamo riusciti a prendere il secondo pullmino della giornata. Abbiamo percorso 8km di tornanti in salita e ci siamo dovuti mettere in fila di nuovo per fare i biglietti: siamo i visitatori 196, 197 e 198! Mentre commentavamo quanta fatica avesse comportato avere quei “pezzi di carta”, abbiamo scoperto l’importanza dei numeri stampigliati sopra. Infatti solo 400 visitatori al giorno possono accedere al Huayna Picchu, una cima situata dietro le rovine quasi a fare da sentinella, dalla quale si ha la possibilità di vedere il sito dall’alto. I 400 fortunati vengono divisi in due gruppi da 200, per i primi l’orario di ingresso è dalle 7 alle 8 del mattino, mentre per i secondi è dalle 10 alle 11 del mattino.

Essendo giunti alle prime luci del mattino, abbiamo potuto godere di quell’atmosfera misteriosa che avvolge il sito e lo rende assolutamente unico. Io sono rimasto letteralmente senza parole e, se non avete particolari problemi con la sveglia, consiglio vivamente l’”alzataccia”.

Machu Picchu, ubicato a 2430 metri di quota, nel mezzo di una foresta montana tropicale, in un paesaggio di bellezza disarmante, è diviso in due settori: quello agricolo, posizionato su terrazze realizzate davanti alle costruzioni e quello urbano, appunto, strutturato a sua volta in una sezione a nord usata per scopi religiosi, in una sezione a sud con le case e le botteghe deve vivevano lavoratori e militari e in una zona che ospitava la nobiltà e l’imperatore (qui è stato rinvenuto infatti il mausoleo reale). Probabilmente abbiamo avuto la fortuna di vedere la più incredibile creazione dell’impero Inca all’apice del suo splendore! Il sito, costruito approssimativamente nel 1460, rappresenta un gioiello dal punto di vista ingegneristico data la scarsa ospitalità della zona di costruzione. La cima presenta infatti due zone sismiche e durante l’anno è colpita da piogge torrenziali. Eppure dopo quasi 600 anni è ancora lì nella sua integrità, qual è il segreto di tanta longevità? Il 50-60% del lavoro degli ingegneri Inca si è concentrato nella preparazione del terreno sul quale sono poi state erette le costruzioni. Sono infatti partiti con il terrazzamento delle pendici della montagna, al fine di permettere la coltivazione delle piante necessarie al sostentamento della città e rendere più solida la montagna stessa, creando un sofisticato sistema di drenaggio delle piogge.

Anche all’interno della città sono stati creati centinaia di scarichi, per evitare che con l’acqua piovana le scale in granito potessero diventare scivolose. Il lavoro di preparazione del suolo ha riguardato non solo le zone circostanti ma anche la parte sottostante gli edifici. L’acqua potabile era fornita da una sorgente naturale collegata tramite canali, costruiti con un’inclinazione del 3%, alle 16 fontane cittadine; la residenza reale si trovava in prossimità della prima fontana per garantire all’imperatore l’acqua più pura.

Per tutte le costruzioni, in granito, operai e ingegneri non hanno potuto avvalersi di ruote, strumenti metallici, né malta per incollare tra loro i mattoni: pensate cosa sono riusciti a creare nonostante tutto!

Il tema religioso è molto importante nel sito Machu Picchu. Il Tempio del Sole, di forma circolare, si crede venisse usato come osservatorio. E’ caratterizzato da una finestra da cui filtra la luce del Sole nascente il 21 Giugno, giorno di solstizio. Un’altra struttura sacra l’Intihuatana Stone, ubicata precisamente al centro delle quattro montagne che circondano il sito, veniva usata come calendario. Questa pietra di forma cilindrica, alta 6 piedi, fungeva da meridiana per determinare il mezzogiorno nelle date di equinozio di primavera e di autunno (il 21 Marzo ed il 21 Settembre, il Sole si trova esattamente sopra la torre e quindi non proietta nessuna ombra). Gli Inca credevano, in queste particolari date, di catturare il potere del Sole, in modo da impedire l’oscurità. Un’altra caratteristica della Intihuatana Stone è la sua posizione.

Alle sette abbiamo iniziato la camminata in direzione della Huayna Picchu per ammirare il sito dall’alto. Il percorso, della durata di 1 ora, non è particolarmente impegnativo ma non è assolutamente adatto alle persone che soffrono di vertigini visto che i sentieri sono stretti e a strapiombo. Neppure in cima sono presenti particolari protezioni ma il panorama è talmente mozzafiato da far dimenticare qualunque paura! Il consiglio è: stringete i denti, camminate guardando avanti e non pensate al vuoto circostante!

Ridiscendendo dallo Huayna Picchu si può fare una deviazione per andare a visitare la Gran Caverna. Io sono andato: niente di spettacolare ma vi regala una passeggiata in mezzo alla natura che è sempre gradevole.

La chicca: in attesa di partire alla scoperta di questo straordinario sito, in rete potete effettuare dei virtual tour molto approfonditi. Buon viaggio!

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