Civita di Bagnoregio

L a progressiva erosione della collina di tufo su cui sorge Civita di Bagnoregio la fa chiamare "la città che muore".

Civita di Bagnoregio è una piccola frazione del comune di Bagnoregio situata in posizione isolata raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale di cemento armato. Fondata circa 2500 anni fa dagli Etruschi si trova in provincia di Viterbo, al confine tra l'Umbria e il Lazio.

Si tratta di un paesino che rappresenta la tipica cartolina di un'Italia minore fatta di tesori e borghi nascosti.

Visto dal basso il paesino assomiglia a un luogo magico ed incantato soprattutto quando, nei periodi autunnali, le nuvole l'avvolgono e la fanno sembrare una città sospesa fra le nuvole.

Il paese conta meno di 20 abitanti, B&B che si possono contare sulle punta delle dita di una mano, trattorie e ristoranti.


All'interno del borgo resistono ancora case medievali, la casa natale di San Bonaventura e la porta di Santa Maria, con due leoni che tengono tra le zampe una testa umana, a ricordo di una rivolta popolare degli abitanti di Civita contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi.

La chiesa romanica di San Donato si affaccia sulla piazza principale, restaurata nel XVI secolo, al suo interno sono custodite opere interessanti come il Crocefisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello ed un affresco della scuola del Perugino.

I palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni si impongono nelle viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne tipiche dell'architettura medioevale.

Interessanti anche il Palazzo Vescovile, un piccolo mulino del XVI secolo, la grotta di San Bonaventura, un'antica tomba a camera scavata a strapiombo sul muro di tufo che prende il nome da Frate Bonaventura da Bagnoregio biografo di San Francesco di Assisi.

Si racconta che durante un suo soggiorno a Civita, San Francesco curò salvando da morte certa un giovane di nome Giovanni di Fidanza. La madre del ragazzo promise al Santo che una volta grande, il figlio sarebbe diventato un servitore di Dio. E così Giovanni divenne Frate Bonaventura da Bagnoregio.

L'atmosfera diventa surreale quando ormai è notte: le vie di ciottoli e terra battuta sono illuminate dalla luce gialla dei lampioni.


Si possono incontrare anziani a passeggio che con un sorriso di ospitalità salutano i turisti, poi si incrociano tanti gatti, ovunque, accucciati sulle scale, dietro un cancelletto semichiuso, oppure che escono dalle cantine. Sembrano essere i veri abitanti del paese.

Se ci si affaccia dai piccoli belvedere ai bordi del paese si assiste a un paesaggio incredibile: il ponte sembra che si perda fra le nuvole, la valle è completamente buia, il silenzio viene interrotto solo da qualche folata di vento, sembra quasi come trovarsi su un'isola e tutto intorno è un mare buio, scuro.

Se si dorme nel paesino la mattina non c'è bisogno di puntare la sveglia saranno i rintocchi delle campane della chiesa che scandiranno le ore a svegliarvi. Il paesino lentamente si anima.

Case che la sera prima sembravano abbandonate si animano.

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