La mano di carini

I l 4 dicembre 1563 la baronessa Laura Lanza venne trovata a letto con l'amante Ludovico Vernagallo e assassinata dal padre Cesare nella stanza del castello che ancora domina Carini. Un delitto d'onore, confessato dall'assassino in una lettera al re di Spagna conservata nella chiesa madre del paese. Il castello, costruito dai normanni tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, presenta elementi arabo normanni riscontrabili nella seconda porta del Castello, dove l'arcata a sesto acuto ne prolunga lo slancio. Entrando al piano terreno vi è una stanza con volta a crociera. Un'altra stanza priva del piano di calpestio mostra le fondamenta di strutture precedenti. Un grande salone è diviso da due arcate a sesto acuto con colonna centrale. Tre finestre davano luce al salone; oggi una è murata ed è visibile solo esternamente. Nel lato est rimane da vedere: in una stanza un lavatoio in pietra di "Billiemi"; una cappella affrescata, una statua in marmo della "Madonna di Trapani". Dentro la cappella si ammira un bellissimo tabernacolo ligneo del primo decennio del Seicento, con colonnine corinzie che scandiscono prospettivamente lo spazio. La stanza dove fu assassinata la baronessa era situata nell'ala ovest del castello ormai quasi del tutto crollata. La leggenda narra che su una parete vi fosse l'impronta della mano insanguinata della baronessa. Quella stessa impronta pare appaia ogni anno la notte del 4 dicembre a ricordo dell’evento , mentre il fantasma senza pace di Laura vaga nel castello. Altre storie raccontano che il fantasma di Laura appaia tutt’oggi nel castello di Mussumeli, alla ricerca di quel padre che lì si nascose dopo l’omicidio. Secondo gli abitanti del paese, la baronessa apparirebbe in un abito del 500 dalla gonna di seta ampia e un corpetto sul quale avvolge uno scialle, vagando per le stanze del castello o mentre si reca verso la Cappella dove, una volta giunta, si inginocchia e prega, forse nella speranza di comprendere ciò che spinse sua padre a quell’orribile gesto. Una curiosità: in una delle metope (nome di una caratteristica pietra da costruzione) del torrione principale, proprio in direzione del luogo ove sorgeva l'ala ovest, è scolpita una mano femminile.

Ma Carini non è solo la legenda della baronessa ed il suo castello, presenta diverse aree archeologiche: Baglio-Carburangeli (epoca romana); S. Nicola (epoca romana bizantina); Moscala; Manico di Quarara (necropoli); Ciachea (necropoli eneolitico 4000 a.C.). Di notevole importanza sono anche le catacombe rinvenute nei pressi di Villagrazia di Carini che confermano l’esistenza di una vasta comunità cristiana nel territorio e le numerose grotte distribuite nel territorio, che hanno permesso il ritrovamento di numerosi resti di fauna preistorica.

Il Duomo intitolato a Maria SS. Assunta, venne eretto alla fine del XV secolo. La sua imponente struttura a croce latina è divisa in tre navate da 12 colonne in pietra di “Billiemi”, conserva un numero straordinario di opere di alcuni fra i protagonisti dell’arte siciliana fra XVI e XVIII secolo. Eretta nel XVII secolo la Chiesa degli Agonizzanti è un classico esempio di barocco con un ricchissimo scenario di stucchi.

Il territorio è ricco di torri difensive sia costiere (Torre Muzza) sia interne al territorio (Torre Franco, Torre Guardiola, Torre di Vita).

Ma Carini oltre che per le bellezze architettoniche è anche luogo di villeggiatura estiva. Il golfo con le sue calette, i suoi scogli e le sue spiaggia, offre angoli tranquilli in cui è possibile godersi il sole e il mare pulito. La vista dell'incantevole tramonto sulla baia di Carini e sull' isolotto di Isola delle Femmine, durante l'aperitivo è eccezionale. La frazione più conosciuta dai vacanzieri marittimi è Villagrazia con numerosi centri balneari, negozi e alberghi.

Tra i piatti tipici: cacio all’argenteria, pesto siciliano, risotto al prezzemolo, carne murata, cotoletta all’aceto, cozze gratinate, involtini di pesce spada, polpette di finocchietti, polpette di ricotta, sarde a beccafico, spumette nocciole, pasta di mandorle, cassata siciliana e mostaccioli.


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