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Viaggio a Exuma

Viaggiante

Da grande appassionata dei Caraibi quale sono, vedere il mare e le isole delle Bahamas costituiva uno dei miei desideri da molto tempo. Come spesso accade, ci siamo però decisi a intraprendere questo viaggio soltanto nel momento in cui abbiamo trovato una buona offerta per il volo, prenotato a febbraio con Alitalia per viaggiare a giugno.

L’arcipelago delle Bahamas è composto da centinaia di isole, noi abbiamo scelto Exuma, che fa parte delle cosiddette "out islands", isole dedite ad una vita semplice, alla pesca e ad un poco di turismo, lontane anni luce dal lusso e dalla mondanità di Nassau. Inoltre, abbiamo scelto quest'isola anche perchè ne avevamo letto molte recensioni positive da parte di altri viaggiatori e per il fatto che è ben collegata con un volo diretto a Miami, città in cui abbiamo fatto scalo partendo da Milano.

Perchè abbiamo scelto Exuma:

Exuma è una destinazione adatta per chi cerca una vacanza di puro relax, all’insegna della vita di mare e della semplicità; non troverete divertimenti serali, qualche buon ristorante ma nulla di più.

Non è un’isola adatta nemmeno per chi è alla ricerca di un viaggio un po’ variegato, in cui alternare vita da spiaggia ad escursioni di tipo naturalistico, come è possibile fare in molte altre isole dei Caraibi che abbiano un entroterra montuoso ed una foresta tropicale. Exuma è un’isola molto arida con scarsa vegetazione, anche i pochi e piccolissimi centri abitati non hanno molto di caratteristico da offrire. Il punto forte qui è il mare, uno dei più belli che io abbia mai visto, in quest’isola non ci sono spiagge o litorali più o meno belli rispetto ad altri, le spiagge sono tutte meravigliose, con sabbia bianca e mare cristallino e trasparente.


Inoltre, le Bahamas per fortuna non sono una destinazione per soli milionari, come vorrebbero certi luoghi comuni; per contenere le spese durante il proprio viaggio, però, è necessario organizzarsi in autonomia, evitando di alloggiare nei pochi ma lussuosissimi resort presenti anche sulle isole più piccole dell’arcipelago.

Dove soggiornare.

Si può trovare alloggio in alcune guesthouse oppure in case private e bungalow sulla spiaggia, il tutto rimanendo sempre all’interno di un prezzo ragionevole che può variare dai 100 ai 180 dollari al giorno per un appartamento per 4 persone; l’affitto di una villa più grande naturalmente può costare molto di più. Noi abbiamo scelto un bungalow privato all’interno del Palm Bay beach Club, un piccolo albergo direttamente sulla spiaggia a pochi chilometri dalla capitale GeorgeTown, ed a pochi minuti di cammino dalla stupenda Jolly Hall beach. La proprietaria è una gentile signora di San Francisco con la quale abbiamo preso accordi via mail. Al nostro arrivo a GeorgeTown ci attendeva il suo referente locale, che ci ha accompagnato alla casa, fornito tutte le indicazioni necessarie per il soggiorno ed accompagnato anche dal noleggiatore per ritirare la macchina. Insomma, nel caso di un affitto di questo tipo, anche se il proprietario non vive in loco, non si rimane abbandonati a sé stessi una volta arrivati sul posto, ma si ha a disposizione una persona come contatto per qualsiasi evenienza.

Come muoversi.

Non esistono trasporti pubblici, c’è un’unica strada che va dal nord al sud dell’isola, per girare in maniera autonoma è necessaria un’auto a noleggio, da ritirare all’aeroporto o presso uno dei pochi altri noleggiatori (come Thompson rent a car, di fronte al Palm Bay); il costo di un’auto con aria condizionata e con regolare contratto e full insurance contro ogni tipo di danno è di 75 dollari al giorno. La guida è all’anglosassone e la patente richiesta è quella italiana.

Exuma è un’isola molto piccola, nel giro di 3 o 4 giorni l’abbiamo girata tutta e dopo ci siamo resi conto che non c’era molto altro da vedere; è per questo motivo che io consiglio di noleggiare una barca, piuttosto che un’automobile, per godersi appieno quello che è il punto di forza di questo arcipelago, cioè il mare.

Il mezzo di locomozione principale sull’isola infatti non è l’automobile ma la barca, il cui noleggio ed utilizzo è facilmente accessibile anche ai turisti. Per noleggiare una piccola barca a motore come quella nella foto qui sopra, non è necessaria alcun tipo di patente, se s’intende navigare restando all’interno dello specchio d’acqua protetto di Elizabeth Harbour, la baia che separa GeorgeTown dall’isola di Stocking Island. Inoltre, ogni struttura alberghiera o casa privata che si trovi sulla spiaggia ha il proprio dock, non c’è bisogno quindi di riportare l’imbarcazione al noleggiatore ogni sera se la si tiene per più giorni consecutivi.

Dato il costo purtroppo elevato (135 dollari al giorno per una barchetta che può portare 4 persone, carburante escluso) noi abbiamo deciso di prenderla per un giorno soltanto, ma per chi può dividere il costo tra più persone e decide di tenerla per più giorni consecutivi, la spesa diminuisce di molto. L’indirizzo a cui rivolgersi e Minn’s Watersports, in centro a Georgetown, si trova sulla strada principale vicino al mercatino della paglia.

L’attività principale ad Exuma è quella di prendere la macchina a noleggio (o ancor meglio, appunto, la barca) ed iniziare a girare per le meravigliose spiagge. Esse si trovano tutte sul versante est dell’isola, quello atlantico, sono per la maggior parte selvagge e con sabbia bianchissima. La vegetazione è molto scarsa e c’è poca ombra dappertutto ma nonostante questo era abbastanza facile “appropriarsi” dell’ombra degli sporadici alberelli per avere un po’ di riparo, dato che le spiagge erano quasi sempre completamente deserte.

VERSO SUD.

Procedendo in auto verso sud da GeorgeTown, si raggiunge Little Exuma, l’isoletta più piccola collegata da un ponte e da qui, 3 km circa dopo l’abitato di Forbes Hill, girando a sinistra in uno degli sterrati, si arriva alla fantastica Tropic of Cancer beach.

La spiaggia prende il nome dal fatto che su di essa passa il Tropico del Cancro, segnalato con tanto di esatta latitudine e longitudine sul pavimento del capanno di legno che si trova con la sua scaletta all’ingresso principale della spiaggia. Il mare è turchese e leggermente mosso, e le piccole dune bianche invitano ad una passeggiata soprattutto in orario serale, quando le ombre s’allungano ed il caldo è maggiormente sopportabile. Sulla costa si alternano una serie di ville che però non disturbano la zona paesaggisticamente, se ne escludiamo un paio costruite in stile postmoderno e che sarebbero da abbattere immediatamente: mi sarebbe piaciuto tanto sapere infatti chi è quel genio che ha costruito una casa a forma di cubo arancione in un posto come questo!! Per fortuna era l’unica del genere.

Poco oltre questa spiaggia si raggiunge l’abitato di Williamstown con le sue antiche saline, le Salt Ponds, una manciata di case ed una chiesetta; si tratta di uno dei pochi luoghi di Exuma in cui è possibile osservare una qualche testimonianza storica del suo passato. Su di una piccola altura qui si erge una colonna romana, posta qui fin dal Settecento, che fungeva da punto di riferimento per le navi che si avvicinavano alla baia sottostante per fare rifornimento di sale, preziosissima mercanzia dell’epoca.

Studiando un poco la storia di quest’isola (ogni luogo, pur piccolo che sia, ha una sua storia che vale la pena di essere scoperta, secondo me, anche se si tratta della più sperduta isoletta), abbiamo fatto delle piccole ma interessanti scoperte. Per esempio, il sale che veniva lavorato qui costituiva la ricchezza principale del luogo, ed in queste saline lavoravano sia gli schiavi che alcune famiglie bianche indigenti. I pochi coloni che arrivavano fin qui dal Regno Unito avevano tentato senza successo di avviare delle piantagioni, ma la terra era troppo arida e dava scarsi frutti; inoltre il fatto di avere disboscato quel poco di foresta presente in passato, già da allora aveva contribuito ad inaridire ulteriormente l’isola, la quale anche al giorno d’oggi soffre di gravi periodi di carenza d’acqua.

Poche altre sono le testimonianze storiche presenti ad Exuma, un’altra di queste è costituita dalle tombe della famiglia McKay a Rolletown, poco distante da Forbes Hill. Qui sono sepolti padre, madre e bimbo, una giovane famiglia di coloni vissuta qui alla fine del 1700; questo luogo mi ha dato un’impressione di desolazione totale e mi ha fatto riflettere su quanto doveva essere dura la vita su questo lembo di terra in quell’epoca. Noi oggi che veniamo qua da visitatori solo per il sole e le spiagge, fatichiamo a capire quello che doveva essere stato in passato vivere in un luogo così sperduto e povero di risorse.

Dopo l’abitato di Williamstown l’isola finisce, ci sono vaste zone di mangrovie e paludose, praticamente questo è l’aspetto principale di tutta la sua costa occidentale.

VERSO NORD.

A nord di GeorgeTown invece (la ciitadina si trova circa a metà dell’isola), percorrendo la strada principale s’incontrano altre baie, una più bella dell’altra, a cominciare dalla bellissima Emerald Bay, sulla quale sorge il lussuoso Four Seasons Resort; la spiaggia non è interamente privata e si può quindi accedere con la propria auto nel punto in cui s’incontra il cartello “beach access”, ha acque calme e limpide in cui nuotare magnificamente.

Dopo Emerald Bay il litorale è unico susseguirsi di spiagge bianche deserte, con ville private sparse qua e là, ed in genere non s’incontra quasi anima viva per strada; i primi giorni addirittura ci chiedavamo se ci trovassimo su di un’isola abitata o meno!

Ci hanno colpito particolarmente:

Tar Bay, facile da raggiungere, basta parcheggiare l’auto sul ciglio della strada nei pressi del bivio per Moss Town e ci si trova immediatamente su questa distesa di sabbia bianca accecante;

Steventon Bay e Flamingo beach, immense e con un bel ristorantino sulla spiaggia, il Big D’s Conch Spot in cui ci siamo fermati a pranzare per gustare lo squisito conch, in un ambiente molto carino e colorato.

Sempre in località Steventon si può visitare la Steventon Jail House, l’edificio di una vecchia prigione, di cui rimangono in realtà soltanto pochi muri diroccati sulla scogliera; il luogo però risulta interessante perchè ci ha portato a conoscenza di un altro piccolo avvenimento storico. Ne fu protagonista uno schiavo di nome Pompey, al quale è dedicata la singolare statua posta proprio di fianco alla prigione.

Quest’uomo osò ribellarsi ai coloni lealisti che, nel 1829, intendevano spostare tutti gli schiavi di Exuma sull’isola di Cat Island. Per fare ciò, sottrasse una delle imbarcazioni adibite al trasporto del sale e, assieme ad un’altra quarantina di uomini, salpò avventurosamente proprio dalla baia di Steventon alla volta di Nassau per chiedere udienza al governatore. Costui diede loro ragione, e gli uomini poterono tornare trionfanti ad Exuma, isola che ormai consideravano la loro casa e sulla quale volevano rimanere. Le rivolte antischiaviste poi continuarono culminando nel 1838 con l'abolizione totale della schiavitù dalle isole.

Lasciate le vicende storiche, e procedendo ancora più verso nord, s’incontrano altre due baie strepitose, caratterizzate da un forte avvicendamento delle maree; quando le abbiamo viste noi il livello dell’acqua era bassissimo e stava per arrivare un grosso temporale. Il contrasto tra il bianco delle lingue di sabbia che affioravano e la cupezza del cielo era uno spettacolo veramente suggestivo, il quale però ci ha anche fatto scappare in fretta sia da Cocoplum beach che da Runaway bay, perché si stava per scatenare una vera e propria tempesta.

Entrambe queste spiagge hanno indicazioni per un bar o un ristorante, in realtà una volta arrivati sul posto abbiamo trovato tutto chiuso ed abbandonato, non so se per il fatto che fosse bassa stagione o perché l’attività era cessata. In ogni caso, se si viene da queste parti è bene mettere in conto che potrebbe non essere facile trovare un punto di ristoro.

All’estremo nord dell’isola si può arrivare fino all’abitato di Barreterre, che non ha attrattive particolari, se non quella di costituire il punto di partenza principale per le imbarcazioni che salpano alla volta delle escursioni nel Parco Naturale delle Exuma Cays, il quale si estende a nord dell’isola ed è costituito da centinaia di isolotti ed atolli. Non abbiamo fatto questa escursione, un po’ perché il costo ci sembrava eccessivo (160 dollari a testa pranzo escluso), e un po’ perché durante gli ultimi giorni ad Exuma, quando eravamo indecisi sul da farsi, il tempo è peggiorato notevolmente ed ogni nostro programma è saltato, ma penso che ne sarebbe valsa la pena.

Tra tutte queste meravigliose spiagge, infine, solo una era però la nostra preferita: Jolly Hall beach. Chissà, forse perché si trovava a pochi passi dal nostro bungalow, e così quasi ogni sera potevamo andare a salutarla per farci una lunga nuotata nelle sue acque azzurre e calme e stenderci sulla sabbia bianca e finissima (un paradiso che mi ricordava qualcosa di simile visto l’anno scorso in Nuova Caledonia…ma lasciamo perdere, chè serve ben a poco far dei paragoni..), forse per la pace assoluta che vi regnava, anche nel giorno di maggior “affollamento” infatti eravamo appena una decina di bagnanti in tutto.. beh… in ogni caso è questo il luogo da cui mi sono separata più malvolentieri quando è venuto il momento dei saluti… meravigliosa Jolly Hall beach !!

Un capitolo a parte merita l’isoletta di Stocking Island… io fantasticavo su questo posto già da un po’ di tempo!!

Stocking Island è una piccola isola lunga e stretta, fatta di dune sabbiose, che separa e protegge l’abitato di GeorgeTown dal mare aperto, l’Oceano Atlantico, creando una vastissima baia, l’Elizabeth Harbour, dalle acque sicure in cui navigare.

Questo è anche il perimetro di navigazione che viene concesso per intero a chi noleggia una barca per la giornata, proprio perché in quest’area non ci sono pericoli ed il mare è sempre tranquillo. Qui si svolge ogni anno nel periodo di Pasqua la Regatta, frequentatissima competizione a vela che riempie la baia di numerose imbarcazioni, e costituisce il periodo turisticamente più affollato dell’anno per l’isola.

Visto che a giugno non c’era nessuna regata in corso, avevamo la baia tutta per noi :-)) e con la nostra barchetta a noleggio siamo andati alla scoperta di Stocking Island e degli innumerevoli cays e lingue di sabbia affioranti nella baia, che regalano visioni paradisiache con la bassa marea. Tartarughe e razze che nuotavano nell’acqua bassa non di rado s’avvicinavano alla nostra imbarcazione.. incredibile! Che dire poi della bellezza di potersi dirigere liberamente verso una sponda o l’altra, andando di isolotto in spiaggetta… cercando però di schivare banchi di sabbia e reef! È stato veramente bello e divertente, un’esperienza da non perdere ad Exuma.

Dopo aver passato qualche ora su alcune spiagge deserte di Stocking Island per fare un po’ di snorkeling, verso sera ci siamo diretti all’Hamburger beach, una delle 2 spiagge “organizzate” dell’isola, dove si trovano tavolini, sdraio ed un bar. Abbiamo attraccato con un po’ di fatica al piccolo molo grazie anche all’aiuto di un ragazzo del posto che per fortuna ci ha dato una mano, siamo scesi a terra per un drink al bar e poi siamo ripartiti alla volta di GeorgeTown, giusto in tempo per riconsegnare la barca entro le ore 17. In conclusione, è stato un vero peccato averla tenuta per giorno soltanto, ma 135 dollari + 70 di carburante.. beh.. era veramente una spesa eccessiva per noi due soli.

Visto che ci aveva tanto entusiasmato, abbiamo deciso di non rinunciare a passare anche il giorno seguente a Stocking Island, raggiungendola questa volta con il taxi boat che parte dal molo di Bahamian Houseboats. Per il pranzo della domenica, il Chat’n Chill Bar, l’altro bar presente sull’isola, è abbastanza frequentato perché prepara il Pig Roast, uno squisito maialino arrosto servito con una serie di contorni per 20 dollari a piatto (ci si mangia in due!). Abbiamo passato la classica giornata da spiaggia in totale relax, sulle caratteristiche seggioline colorate con una bibita fresca, e nuotando nell’acqua limpidissima; l’altoparlante del bar ogni tanto trasmetteva un po’ di musica caraibica, niente di troppo fastidioso però… si stava decisamente molto bene. Nel pomeriggio poi hanno iniziato ad avvicinarsi a riva alcune razze per mangiare i resti del conch che venivano loro offerti dai ragazzi del bar, sembravano veramente amichevoli e si lasciavano accarezzare, probabilmente ormai abituate agli esseri umani.

PRECAUZIONI e CONSIGLI: serve una protezione solare alta, ma questo è scontato dato che ci si trova ai Caraibi. Portatevi i vostri medicinali di uso comune data la situazione delle farmacie sull’isola; stipulate un’assicurazione sanitaria privata prima di partire che vi copra il più possibile, anche se non fate scalo negli USA. Dato che non ci sono ospedali sull’isola, infatti, è probabile che in caso di incidente grave (facciamo gli scongiuri) si venga trasportati a Nassau o nella vicina Miami, con tutto quello che comporta poi il pagarsi le cure negli Stati Uniti d’America.

Fate attenzione ai micidiali sand flies, noi siamo rimasti massacrati (ecco il motivo per cui ci recavamo spesso all’angolo medicinali del supermarket!); si annidano nelle pozze d’acqua se piove, e nelle alghe secche in spiaggia, colpiscono soprattutto al calar del sole. Molto più temibili delle zanzare. In caso di punture fate uso di pomate al cortisone.

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