Alberi, caipirinha…e il Fiume di Gennaio Alberi, caipirinha…e il Fiume di Gennaio Alberi, caipirinha…e il Fiume di Gennaio

Alberi, caipirinha…e il Fiume di Gennaio

SilvyCar

2 Novembre 2005

finalmente è arrivato il giorno della partenza per questo viaggio, a lungo desiderato, sognato e organizzato.

Non tanto (e non solo) per la meta in sé, quanto per il viaggio stesso, poiché ormai da alcuni anni non facevo un viaggio di due settimane e più.

Questa volta abbiamo scelto il Brasile, e fin dall’inizio dell’estate ho cominciato a prendere informazioni su internet per scegliere un possibile itinerario.

Di molto aiuto nell’organizzazione è stata la Lonely Planet, abbastanza completa e dettagliata, utile soprattutto per scegliere le tappe del viaggio, piuttosto che per i vari “dove mangiare dove dormire cosa comprare”, quello preferisco di solito deciderlo io.

Dopo mesi di cambiamenti, ripensamenti e indecisioni, alla fine abbiamo scelto di fare 5 tappe, un solo volo interno e il resto in pullman.

Siamo, dicevo, al 2 novembre, in realtà ultimo giorno di lavoro, poiché il nostro volo parte da Fiumicino alle 19.30.

Voliamo con Air France, via Parigi, e dopo un viaggio tranquillo ma stancante arriviamo a Rio de Janeiro più o meno puntuali verso le 8 del mattino.

3 novembre 2005

All’arrivo, su Rio incombe una brutta perturbazione, ma noi andremo prima a Salvador de Bahia quindi siamo speranzosi per il clima.

Al controllo passaporti c’è una fila pazzesca, e il nostro volo per Salvador è dopo solo un’ora. Per fortuna un’impiegata gentile ci fa scavalcare la fila, ma ne troviamo un’altra al passaggio doganale, dobbiamo poi scapicollarci tra un terminal e l’altro dell’aeroporto. Trafelati facciamo il check-in pensando di essere gli ultimi, invece imbarcano comodamente dopo 40 minuti…alla fine, dopo altre 2 ore di volo, arriveremo a Salvador (che d’ora in poi chiamerò semplicemente Bahia) alle 11, con mezz’ora di ritardo, tutto sommato bene.

Cambiamo un po’ di contanti all’aeroporto e poi via con un taxi verso la pousada che avevamo già contattato via internet, come le altre dove alloggeremo successivamente (le pousade sono la forma più comoda di ospitalità in Brasile, una sorta di pensioni, poche stanze e gestione familiare in genere).

Abbiamo scelto di soggiornare a Barra, un quartiere sul mare, distante dal centro, e si rivelerà una scelta ottima. La Pousada Azul è semplice e carina e le ragazze della reception sono molto gentili.

Lasciamo i bagagli, ci rinfreschiamo velocemente e ci avviamo verso la spiaggia (distante circa 100mt). Come prima cosa Marco acquista un paio di Havaianas, le infradito di plastica che qui usano tutti, poi scendiamo in spiaggia, praia di Porto da Barra, piuttosto affollata, soprattutto di gente del posto. L’acqua è pulitissima, sorprendente pensando che è una spiaggia di città.

E’ una giornata splendida, ci sono circa 28/30 gradi e l’aria è limpida e asciutta, mi sarei aspettata il tipico caldo umidissimo dei tropici, quindi ulteriore piacevole sorpresa (anche se amo pure il caldo umido!!).

In spiaggia ci sono venditori di qualsiasi cosa, da bibite più o meno alcoliche di tutti i tipi, a occhiali, porzioni di creme solari, spiedini di gamberi formaggio alla brace collanine parei e via dicendo (tra l’altro, qui non è come in Oriente, se vuoi qualcosa li devi chiamare altrimenti passano dritti).

La gente sembra particolarmente vivace, se non praticano qualche sport stanno comunque in piedi a chiacchierare.

Dopo un paio d’ore in spiaggia andiamo a fare una passeggiata per il lungomare. C’è un bel panorama qui, siamo all’interno della Bahia de Todos os Santos, e a poche centinaia di metri il Farol da Barra segna il punto in cui finisce la baia e comincia la parte rivolta sull’oceano. Subito il mare diventa più mosso e soffia un vento discreto, a primo impatto sembra proprio un bel posto questa Bahia!

Cominciamo a sentire la stanchezza, tra una cosa e l’altra si sono fatte le cinque, ci fermiamo per un panino e un succo di frutta (il primo di una lunghissima serie, qui in Brasile i “sucos” sono veramente squisiti) e torniamo in albergo per un riposino. Usciremo di nuovo solo per la cena, e poi a dormire prestissimo, siamo distrutti!

4 novembre 2005

Dopo un bel sonno ed un’abbondante colazione siamo pronti per andare a visitare il Pelourinho, il centro storico di Bahia, patrimonio dell’UNESCO. Andiamo su (il centro si trova nella cidade alta) con l’autobus, e aspettandolo alla fermata vicino alla spiaggia, ci accorgiamo che molte persone di ogni età escono presto al mattino e vanno a farsi una nuotata, o anche corsetta e nuotata, poi tornano alle loro occupazioni giornaliere, mi piace questo rapporto naturale col mare e con lo sport, c’è da dire che il clima li favorisce in questo.

Pare che qui prendere l’autobus sia abbastanza pericoloso, dicono che ci sono frequenti assalti di rapinatori, ma a noi non è successo, né abbiamo mai avuto la sensazione di pericolosità. Comunque per evitare rischi abbiamo con noi solo la macchina fotografica usa-e-getta.

Arriviamo su a Praça da Sé e da lì comincia la nostra passeggiata nel Pelourinho. Il Terreiro de Jesus è una bella piazza spaziosa, ci si avvicinano delle baiane vestite da baiane (cioè…delle donne locali vestite con i costumi tradizionali) che sono lì per farsi fotografare a pagamento con i turisti, ma noi, con la nostra mentalità da Vecchia Europa, immediatamente pensiamo a quelli che stanno al Colosseo vestiti da gladiatori, e passiamo oltre.

Passiamo un po’ di tempo in giro per il quartiere, davvero molto bello, ristrutturato e ben tenuto, con le sue casette basse tutte colorate. Qualcuno dice che sembra un acquario, o una sorta di disneyland rispetto ai quartieri limitrofi. Io non sono d’accordo, sarà che ero partita un po’ scettica su questa città, e invece si sta rivelando molto meglio delle aspettative. C’è un’atmosfera molto particolare, forse il miscuglio di Africa ed Europa…non so.

Prendiamo l’Elevador Lacerda, l’ascensore che collega la città alta con la bassa, e scendiamo a cercare un autobus che ci porti alla Rodoviaria, la stazione dei pullman. Ce ne viene indicato uno che, dopo praticamente il giro intero della città, arriva vicino alla stazione; domani partiamo per la nostra seconda tappa e dobbiamo fare i biglietti.

Dall’autobus abbiamo modo di osservare gran parte della città, con degli scorci splendidi alternati alle immancabili favelas, che ricoprono praticamente tutte le colline di Salvador. C’è sempre un sacco di gente in giro per le strade, anche se mai ai livelli dell’Oriente. Uscendo dalla Rodoviaria cerchiamo invano un autobus che ci riporti vicino alla pousada, e dopo oltre mezzora di attesa decidiamo di prendere un taxi. Ci accordiamo col tassista perché ci venga a prendere il mattino dopo alle sei, il nostro pullman parte alle sette.

Torniamo di nuovo alla nostra spiaggetta, ormai ci siamo affezionati, aspettiamo quasi fino al tramonto rilassandoci e passeggiando un po’. Alla pousada ci accordiamo per lasciare il bagaglio grande da loro, andremo per tre giorni nell’interno dello stato di Bahia, e torneremo per un ultimo giorno a Salvador, questo ci permette di portarci solo un bagaglio leggero.

Andiamo a cena in un ristorante della zona trovato per caso, il Dolce Vita, sembra carino e in effetti si mangia molto bene.

La notte purtroppo riusciamo a dormire ben poco, ci sono numerosi scrosci di pioggia ma soprattutto c’è un rumore di qualcosa tipo camion dell’immondizia che imperversa, quando finalmente smette cominciano a passare gli autobus, non ci eravamo resi conto di quanto effettivamente fosse rumorosa la stanza.

5 novembre 2005

Sveglia (sveglia?? mica abbiamo dormito!) alle 5 e breve colazione, la ragazza del turno di notte ce l’ha gentilmente preparata, alle 6 siamo in strada per l’appuntamento col tassista, ma quando dopo 10 minuti (senza sorprenderci affatto) non lo vediamo arrivare, ne prendiamo un altro, la fermata dei taxi è proprio lì vicino. Di nuovo attraversiamo la città, che già a quell’ora del mattino è movimentatissima di gente che corre o cammina o va a nuotare, bella questa cosa!

Alle sette il pullman parte, destinazione Lençois, cittadina a circa 400km da Bahia, punto di partenza per le escursioni nella Chapada Diamantina, un parco nazionale di cui avevo letto sulla guida e che mi aveva ispirato.

Il viaggio è piuttosto lungo e stancante, 7 ore su una strada parecchio malconcia, considerando che è una statale importante. Attraversiamo il Sertao, una zona brulla e arida ma affascinante, dove passiamo decine e decine di chilometri senza incontrare anima viva. Ogni tanto ci fermiamo per far salire o scendere qualcuno che non capiamo da dove provenga o dove vada (non si scorgono centri abitati). A due ore dalla meta, facciamo sosta in un posto che è un misto tra un autogrill e una stazione, poca gente e un paio di pousade per camionisti, sembra il set di un film nel selvaggio west.

Arriviamo finalmente a Lençois un po’ stanchi verso le due, la pousada ha mandato a prenderci un ragazzo di un’agenzia locale, ci fa fare un rapido giro del paese e ci accompagna alla pousada, poco fuori dal paese.

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