Quattro insolite mosse

V isitare La Serenissima Venezia in quattro insolite mosse ai molti non note.

Prima: visitare una casa da gioco. Nel lontano Settecento il gioco era un'attività piuttosto diffusa tra i veneziani. A metà del secolo si contavano ben 118 casini nei pressi di pazza San Marco, luoghi privati e raccolti in cui si poteva scommettere e giocare d’azzardo, dove conversava liberamente oppure ci si poteva svagare in compagnia. Il Casino Venier era tra quelli e oggi è, senza dubbio uno, dei più affascinanti rimasti intatti in città. Si trova nei pressi del Ponte dei Bareteri sopra il sottoportico delle Acque, nel mezzanino di un edificio poco appariscente e da fuori non si può minimamente immaginare la ricchezza custodita all'interno. Una volta entrati affacciatevi segretamente da il "liagò", un piccolo poggiolo coperto che guarda sul Ponte Baretteri (seconda stanza di destra) e scoprite lo spioncino nel pavimento di marmo della sala d'ingresso: serviva a guardare senza essere visti chiunque si trovasse davanti alla porta d'ingresso, proprio sotto il ponte. Dal punto di vista architettonico e decorativo, il Casino Venier è uno dei più caratteristici. La disposizione delle stanze ripete in piccolo la tipologia dei palazzi veneziani, con un salone centrale da cui si dipartono simmetricamente le altre stanze. La decorazione interna, degli anni 1750/60, si è conservata intatta fino ai nostri giorni, con pavimenti originali in marmo connesso. Originali anche gli stucchi e gli affreschi, gli specchi e i camini, le porte in prezioso palissandro e le maniglie e serrature in bronzo. Alle spalle della scala d'entrata una stanzetta munita di grate intagliate in legno dorato: si tratta probabilmente della sala dei musici che, nascosti, suonavano per gli ospiti, e la cui musica si diffondeva attraverso le grate. Probabilmente le grate servivano anche a spiare inosservati quanto accadeva nel salone.

Seconda: la teriaca. Proprio di fronte alla farmacia d'angolo tra campo Santo Stefano e la calle dello Spezier (sinonimo di farmacista) è rimasto impresso nel pavimento un dettaglio dimenticato. È uno dei tre buchi circolari che i calderoni utilizzati dai farmacisti veneziani hanno lasciato durante la preparazione della Teriaca, una pozione "magica" che guariva un gran numero di malattie e che poteva essere realizzata solo da quaranta farmacie. L'ingrediente più diffuso era la polvere di vipera, altri originali come il dente di narvalo e l'oppio. Insieme alle spezie importate dall'Oriente dovevano essere esposti pubblicamente per tre giorni per garantirne l’autenticità. Poi, sotto gli occhi del Magistrato della Sanità, iniziava la vera e propria fabbricazione alchemica dell’infuso, che veniva utilizzato per guarire dalla peste, dalle punture di scorpione, oppure dalla tubercolosi. Tale fu la fama della teriaca che fu esportata in tutta Europa, Turchia e Armenia.

Terza: scrutare il Palazzo Ducale come un condannato a morte. Due colonne del loggiato superiore del palazzo sono rosa, mentre tutte le altre sono bianche. Un dettaglio piuttosto evidente di giorno, ma non sono molti i visitatori che ci fanno caso. La ragione per cui sono differenti è perché in quel punto il Doge prendeva posto per annunciare le sentenze di morte ed il patibolo per l’esecuzione veniva collocato proprio tra quelle due colonne, di fronte alla Torre dell'Orologio, in modo che il condannato potesse vedere l'ora esatta della sua fine. Il colore rosa? Ricorderebbe il colore del sangue dei condannati. Inoltre sul lato sud-ovest del Palazzo Ducale di notte si vedono due piccole luci sempre accese. Ricordano uno dei pochi errori giudiziari commessi dalla Serenissima: l’innocente fornaio Piero Tasca (torturato fino a falsa confessione) fu condannato a morte il 22 marzo 1507.

Quarta: spesa bio come un vero giudecchino. All'interno del carcere femminile della Giudecca di Venezia esiste uno spazio utilizzato come orto dal Convento delle Convertite. Battezzato "Orto delle Meraviglie" è curato da una decine di detenute senza l'impiego di macchinari, concimi o prodotti chimici. Non tutti i veneziani lo sanno ma le casalinghe della Giudecca si mettono in fila ogni giovedì mattina per aggiudicarsi la loro frutta e verdura bio: dal giugno 1997 è possibile acquistare circa una trentina di ortaggi diversi direttamente da un banco di vendita nei pressi del carcere.

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